martedì 11 gennaio 2022

CATONA, I SUOI MONUMENTI E I SUOI RAGAZZI DIMENTICATI

 

Nel lungomare di Catona, là dove un tempo vi era la “Rotonda”, è stato eretto, a cura dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, un ammirevole monumento dedicato ai caduti in mare, opera dell'artista Gennaro Carraresi. Il monumento raffigura la statua di un soldato di Marina che sta in piedi sopra una colonna scanalata di pietra bianca, al centro della quale è posta una targa bronzea. Nel punto di mezzo della targa, come elemento focale di tutto il monumento, vi è una scritta riportante due località e due date: Spalato 11 luglio 1920 e Malta 26 luglio 1941, senza alcun’altra informazione al riguardo. Le due date e le due località, sveliamo, corrispondono rispettivamente ai luoghi e ai giorni in cui perirono due Medaglie d’Oro della Marina Militare Italiana: Tommaso Gullì e Bruno Falcomatà. Uomini e marinai illustri di origine reggina, nondimeno entrambi ufficiali. Al riguardo crediamo sia stata commessa, seppure in buonafede e con il dovuto rispetto verso i famosi caduti, una qualche iniquità. Anzitutto perché è stata tralasciata qualsiasi forma di memoria verso altri semplici marinai che di medaglie non hanno visto ombra, e ancora, per l'assenza di riguardo verso il quartiere in cui è stato collocato il monumento. In esso, quantomeno, si sarebbe dovuto far cenno ai tanti marinai catonesi scomparsi nell'adempimento del loro dovere.


 

Siamo certi che si potrà ovviare a questa dimenticanza incidendo un’altra località e un’altra data! Quali? In considerazione dello schema esistente sulla targa, quella inerente al luogo in cui si svolse la prima grande battaglia in mare combattuta dall’appena nata flotta navale italiana contro quella austriaca, nel mare della Dalmazia (oggi regione della Croazia) nelle acque antistanti l'isola di Lissa, il 20 luglio 1866. In quel drammatico scontro navale perirono centinaia e centinaia di marinai italiani, moltissimi calabresi e reggini, tra i quali, col grado di marinaio di 3ª classe, un umile e giovane catonese di appena 22 anni: Antonino Francesco Comis. Nella foto della targa che accompagna l'illustrazione del post abbiamo inserito artificiosamente la piccola modifica che darebbe più senso storico e un po’ più di giustizia al monumento catonese.

 

Per ricordare il nostro concittadino dedichiamo di seguito un suo breve e umano profilo. 

 

Antonino Francesco Comis, per tutti Nino, era nato, nell’allora piccolo borgo marittimo di Catona, il 12 marzo del 1844, dalla felice unione tra Placido Comis, marinaio, e la moglie Fortunata Penna. 

 

Antonino crebbe in forte simbiosi con mare e barche, abitando sempre una modesta casa fatta di pietre e calcina che si apriva direttamente sulla spiaggia di rena bianca di fronte a Messina. 

 

Qui trascorse gran parte della sua esistenza, vissuta con fatica e spensieratezza, immerso nel lavoro della pesca minuta e nei commerci di derrate, svolto con piccoli velieri, e sempre circondato dall’amore della sua religiosa famiglia. 

 

A 19 anni, essendo stata imposta la coscrizione obbligatoria, venne arruolato nella Regia Marina Italiana, in quanto nato in un paese di mare. 

Fu destinato, insieme a molti ragazzi come lui, a Taranto, importantissima piazza militare sul Mar Jonio. Qui svolse il suo addestramento col quale imparò, su navi diverse, i fondamenti militari dell’andar per mare. 

 

Gli furono affidate varie mansioni che fece sempre bene e con disciplina. Dopo un anno e mezzo gli venne assegnato il grado di marinaio di terza classe. 

 

Nel 1865, quando entrò in servizio la pirofregata corazzata “Re d’Italia”, venne imbarcato su di essa. 

 

Nel giugno 1866, avendo l’Italia dichiarato guerra all’Austria, partecipò alle operazioni militari nel mar Adriatico. Durante l'attacco per la conquista dell’isola di Lissa la sua nave subì il tragico affondamento per opera del cannoneggiamento e del successivo speronamento da parte della nave ammiraglia austriaca. 

 

Era la tarda mattina del 20 di luglio del 1866 quando Nino Comis, lottando sino allo stremo, spirò, inabissandosi insieme alla nave, divenuta la sua tomba d’acciaio. Alla sua famiglia arrivò solo un freddo bollettino in cui si comunicava che era morto in battaglia.

 

A noi piace onoralo come uno dei tanti giovani caduti e dimenticati dalla storia del paese. E ancor più, osservando il monumento sul lungomare, ci piace immaginare che sia proprio lui il marinaio, sopra la colonna bianca, che dopo tantissimi anni ha fatto ritorno al paese natio, proprio a pochi passi dalla sua vecchia casa. 

 

 

Egr. Dott. Gabriele Arecchi,

La ringraziamo per la sua email con la quale evidenzia la necessità di integrazioni storiche al Monumento al Marinaio sito in Reggio Calabria e più precisamente nel quartiere Catona e la ringraziamo al contempo per averci fornito interessanti ed inedite notizie sul Marinaio Francesco Comis, sulle vicende belliche che lo hanno visto protagonista, notizie che provvederemo ad inserire nella nostra banca dati storica.

Tuttavia riteniamo, per una serie di motivi che andremo di seguito ad esplicitare, che le sue rispettabili considerazioni non siano oggettivamente condivisibili.

Innanzitutto pensiamo sia anacronistico considerare ancora oggi la città metropolitana di Reggio Calabria frazionata in quartieri piuttosto che volerne rivendicare l’appartenenza civica per avvalorarne il senso di unità identitaria.

In seconda battuta, poi, rivolgendo lo sguardo al valore paesaggistico di Catona, ci riteniamo assolutamente orgogliosi che il Monumento al Marinaio sorga proprio lì, in una località tra le più suggestive che si specchiano nello Stretto; ivi la statua del marinaio che guarda il Mare dona un ulteriore pregio e non priva in alcun modo la prospettiva. 

Infine vorremmo considerare equa la scelta di porre sulla targa i nomi di Tommaso Gullì e Bruno Falcomatà poi ché tra tutti hanno ricevuto le Medaglie d'Oro al Valore Militare ovvero, quale atto di sintesi dell'eroica morte di tanti che hanno perso la loro vita per il bene della Patria, durante le guerre.

Infatti, visto il consistente numero di caduti della nostra città, la loro doverosa elencazione con annessi riferimenti storici comporterebbe la realizzazione di una stele di proporzioni di gran lunga superiori a quelle di una semplice e riassuntiva targa commemorativa, con le difficoltà architettoniche ed urbanistiche che ciò comporterebbe, probabilmente anche in termini di autorizzazioni. 

Qui e nelle prossime occasioni che avremo, se vorrà accordarci un prossimo incontro conoscitivo, desideriamo ricordare non solo il giovane Francesco Comis ma anche di Giuseppe Labate (incrociatore Fiume Capo Matapan 29/03/1941), Angelo Ruggeri (sommergibile "Archimede" 15/04/1943), Paolo Gattuso (Sommergibile "Smeraldo" 26/09/1941) ed altri ancora, tutti Reggini, da Orti a Catona e a Bocale.

Pertanto crediamo che sia opportuno valutare ulteriori proposte di intervento che vorremmo concordare, progettare e programmare anche con il suo aiuto per la storia e per il futuro di Reggio Calabria e di ogni località della provincia.

La informiamo infine che proprio a Catona risiede l'Ammiraglio Francesco Ciprioti Presidente Onorario del Gruppo A.N.M.I. di Reggio Calabria con il quale crediamo si possa elaborare la forma migliore di rilancio del territorio, specialmente per la parte relativa alla storia marinara.

In attesa di conoscerla personalmente presso i locali della nostra sede A.N.M.I. siti in Via Florio nr.4, le ricordiamo che il Monumento, di proprietà del Comune di Reggio Calabria, potrà subire variazioni solo a seguito di Progetti opportunamente corredati da documentazione e valida motivazione. Rinviandola ad un p





rossimo contatto telefonico, le porgiamo i saluti più cordiali.

ONORI AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE

VIVA LA MARINA!

C.M. DOMENICO BOVA Cons. Aggregato A.N.M.I. RC

(Nipote di Francesco Loverso disperso per affondamento del Sommergibile Topazio il 12/09/1943)

 

Visto e sottoscritto da: 

LA PRESIDENTE

S.T.V. (in congedo) Sabrina MARTORANO




                             

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